L'11 marzo 2026 la Commissione Europea ha inviato una lettera di costituzione in mora a 19 Stati membri dell'Unione, Italia compresa. Il motivo: nessuno di loro ha trasmesso entro il 31 dicembre 2025 il Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici (PNRE), come richiesto dalla Direttiva 2024/1275 — la cosiddetta Direttiva Case Green o EPBD IV. La procedura è stata registrata con il codice INFR(2026)2024. Secondo quanto analizzato da ANFIT, l'Italia si trova in una posizione particolarmente critica.
In sintesi
- La Commissione UE ha avviato la procedura di infrazione INFR(2026)2024 contro 19 Paesi, tra cui l'Italia, per il mancato invio del PNRE entro il 31 dicembre 2025
- L'Italia non ha inserito la Direttiva Case Green nella Legge di Delegazione Europea: senza questo passaggio, il Governo non può recepirla entro la scadenza del 29 maggio 2026
- Gli Stati inadempienti hanno due mesi di tempo per trasmettere il PNRE; in caso contrario, la Commissione può emettere un parere motivato e, successivamente, irrogare sanzioni
- Per chi sta pianificando una ristrutturazione, il quadro normativo sugli incentivi futuri resta incerto: meglio agire con le regole attuali che aspettare
Cos'è il PNRE e perché la sua assenza è un problema
Il Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici non è un documento burocratico qualsiasi. La Direttiva EPBD IV lo richiede come punto di partenza obbligatorio: fotografa lo stato del patrimonio edilizio esistente, definisce un piano di interventi con orizzonte 2050 e stabilisce le misure normative ed economiche per supportare cittadini e mercato nel percorso di efficientamento.
Senza PNRE approvato, non c'è base su cui costruire la legislazione nazionale di recepimento. E senza legislazione di recepimento entro il 29 maggio 2026 — scadenza fissata dalla stessa Direttiva — l'Italia sarà inadempiente su un secondo fronte, ancora più grave del primo.
Il fatto che 19 Paesi su 27 abbiano mancato anche solo questo primo passaggio — la redazione di un documento di analisi e indirizzo — fa capire la portata del problema. Come sottolinea ANFIT, questa situazione può essere letta anche come un segnale politico: una resistenza diffusa verso le posizioni europee in materia di efficienza energetica degli edifici. cosa cambia concretamente per gli infissi lo spiego in questo approfondimento sulla Direttiva Case Green
Il caso Italia: la situazione più critica
Tra i 19 Paesi in mora, l'Italia occupa una posizione particolarmente delicata. Non ha trasmesso il PNRE, come gli altri. Ma ha fatto qualcosa in più — o meglio, qualcosa in meno.
Non ha inserito la Direttiva EPBD IV nella Legge di Delegazione Europea. Questo strumento legislativo è quello attraverso cui il Parlamento delega al Governo l'adozione delle misure necessarie per recepire le direttive europee. Senza questa delega, il Governo non ha la base giuridica per procedere al recepimento. E la scadenza del 29 maggio 2026 si avvicina.
Il patrimonio edilizio italiano è tra i più energeticamente inefficienti d'Europa. Questo è un dato arcinoto. Eppure il Paese che avrebbe più bisogno di un piano strutturato di riqualificazione è quello che si trova più indietro anche sul piano procedurale.
Attenzione: Le informazioni su bonus e detrazioni riportate in questo articolo si riferiscono alla normativa vigente alla data di pubblicazione. Aliquote, scadenze e requisiti possono cambiare. Verifica sempre sul sito dell'Agenzia delle Entrate o dell'ENEA.
Come funziona la procedura di infrazione: i prossimi passi
La procedura di infrazione segue un iter preciso. Dalla data di invio della lettera di costituzione in mora — l'11 marzo 2026 — gli Stati hanno due mesi per mettersi in regola, trasmettendo il PNRE alla Commissione.
Se entro quella finestra il documento non arriva, o se i contenuti vengono giudicati insufficienti, la Commissione può adottare un parere motivato: un secondo avviso formale che apre la strada al passo successivo. Se anche questo step non produce risultati, si arriva alle sanzioni economiche a carico dei singoli Paesi.
Non si tratta di conseguenze immediate. Ma la direzione è chiara, e il margine di manovra si restringe a ogni passaggio.
Consiglio: Se stai pianificando interventi di efficientamento energetico — sostituzione di infissi, cappotto, impianti — non aspettare che il quadro normativo si stabilizzi. Gli incentivi attuali, come spiego nella guida completa al bonus infissi 2026, sono confermati. Quelli futuri dipendono da un recepimento che, allo stato attuale, è tutt'altro che garantito nei tempi.
Cosa significa per chi deve ristrutturare
L'impatto diretto sul cittadino che vuole cambiare gli infissi oggi è limitato. I bonus attualmente in vigore — Ecobonus, Bonus Casa, Bonus Sicurezza — non dipendono dal recepimento della Direttiva Case Green. Funzionano con le regole già operative.

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Se stai valutando una ristrutturazione per adeguarti ai requisiti della Direttiva Case Green, considera che migliorare la sicurezza e il controllo degli accessi fa parte di un aggiornamento complessivo dell'abitazione: il videocitofono wireless EZVIZ CP4 si installa senza opere murarie e ti permette di gestire gli accessi da remoto tramite app, senza aggiungere lavori invasivi al cantiere.
Vedi prezzo su Amazon →Il problema è sul medio termine. La Direttiva EPBD IV prevede obiettivi ambiziosi per il parco edilizio europeo: standard minimi di prestazione energetica, obblighi di ristrutturazione per gli edifici peggiori, nuovi requisiti per le compravendite. Tutto questo dovrà tradursi in legge italiana entro maggio 2026 — o quasi certamente in ritardo.
Per chi sta pianificando una ristrutturazione, questo significa incertezza normativa sugli incentivi futuri. Non sapere cosa arriverà dopo il 2026, con quali aliquote e con quali requisiti tecnici, rende difficile pianificare interventi a lungo termine. Agire ora, con le regole certe che esistono già, è la scelta più razionale. Come approfondisco nell'articolo sulla Direttiva Case Green e gli infissi, il rischio per chi aspetta non è teorico.
Il problema non è che l'Europa chiede troppo. È che l'Italia non ha ancora deciso se vuole rispondere.
Il mio parere
Diciamolo chiaramente: 19 Paesi su 27 che non riescono nemmeno a consegnare un documento di analisi — non una legge, un documento — è una figuraccia collettiva. Ma l'Italia fa peggio degli altri: non ha nemmeno attivato la delega parlamentare al Governo. Significa che il recepimento entro maggio 2026 è già tecnicamente impossibile, salvo accelerazioni straordinarie.
Per chi ristruttura, il messaggio è uno solo: non aspettare che arrivi un quadro normativo più favorevole. Potrebbe non arrivare nei tempi che speri, o arrivare con requisiti tecnici più stringenti di quelli attuali. Le regole di oggi le conosci. Quelle di domani, no.