Bonus e detrazioni 30 maggio 2026 📖 6 min di lettura

Direttiva Case Green: la scadenza è qui, l'Italia è in ritardo e le imprese chiedono cessione del credito

La scadenza per il recepimento della direttiva Case Green è arrivata. L'Italia è ancora in ritardo. FINCO, che rappresenta 14mila aziende del settore, chiede un approccio pragmatico, il ritorno della cessione del credito e meno burocrazia per i condomini.

Direttiva Case Green: la scadenza è qui, l'Italia è in ritardo e le imprese chiedono cessione del credito

La scadenza era nota da due anni. La Direttiva EPBD IV — la cosiddetta "Case Green" — è entrata in vigore il 28 maggio 2024. Gli Stati membri avevano 48 mesi per recepirla nel diritto nazionale. Siamo a fine maggio 2026: siamo a metà strada, e l'Italia non ha ancora un quadro normativo definitivo.

A ricordarlo è FINCO, federazione che rappresenta 40 associazioni e 14mila aziende del settore costruzioni, con un volume d'affari di circa 37 miliardi di euro. Il comunicato stampa del 26 maggio 2026 non è una celebrazione. È una lista di richieste.

In sintesi

  • La Direttiva EPBD IV è in vigore dal 28 maggio 2024: gli Stati hanno 48 mesi per recepirla, ma l'Italia non ha ancora una normativa nazionale definitiva
  • Dal 2028 gli edifici pubblici di nuova costruzione devono essere a emissioni zero; dal 2030 anche quelli privati
  • FINCO chiede il ritorno di cessione del credito e sconto in fattura, con controlli rigorosi e senza il 110%
  • Le imprese chiedono neutralità tecnologica, meno burocrazia per i condomini e attenzione alla qualità della posa dei serramenti

Cosa prevede la direttiva Case Green (EPBD IV)

La direttiva non si limita agli edifici nuovi. Fissa un percorso progressivo di decarbonizzazione per tutto il patrimonio edilizio esistente, con scadenze che arrivano fino al 2050.

I punti più concreti per chi costruisce o ristruttura: edifici pubblici di nuova costruzione a emissioni zero entro il 2028, edifici privati di nuova costruzione entro il 2030. Per il patrimonio già esistente, la direttiva prevede riduzioni progressive delle emissioni con tappe intermedie fino al 2050.

C'è anche una novità tecnica che riguarda la documentazione energetica. La direttiva introduce il GWP (Global Warming Potential, Potenziale di Riscaldamento Globale), un indicatore che dovrà essere riportato nell'APE — l'Attestato di Prestazione Energetica. Dal 1° gennaio 2030 sarà obbligatorio per tutti gli edifici di nuova costruzione.

Nota: Il GWP misura l'impatto climatico dei materiali da costruzione lungo il loro ciclo di vita, non solo i consumi energetici dell'edificio. Significa che anche la scelta dei serramenti — e dei materiali con cui sono fatti — entrerà nel calcolo della prestazione ambientale dell'edificio.

Cosa chiede FINCO al governo

Il comunicato è firmato da una federazione di categoria, non da un ente istituzionale. Ma le richieste sono concrete e riguardano direttamente chi ristruttura.

La prima richiesta è un approccio pragmatico che tenga conto delle specificità italiane. Il clima del nostro Paese non è quello della Scandinavia: il raffrescamento estivo conta quanto il riscaldamento invernale. Una normativa copiata dal nord Europa senza adattamenti rischia di essere inefficace o controproducente.

La seconda è la neutralità tecnologica. Mauro Durazzi, Presidente Unicmi, lo dice esplicitamente: nessuna forzatura normativa che favorisca una tecnologia a scapito di un'altra. E aggiunge un elemento spesso trascurato nel dibattito politico: la qualità della posa in opera dei serramenti. Puoi installare il miglior infisso sul mercato, ma se la posa è sbagliata, le prestazioni energetiche crollano. Come spiego nella guida sulla norma UNI 11673-4 per la verifica della posa dei serramenti, questo è il punto cieco di tutto il sistema.

La terza richiesta riguarda i condomini. Francesco Burrelli, Presidente Anaci e Vice Presidente FINCO, chiede un quadro normativo chiaro, con meno burocrazia e stabile nel tempo. I condomini sono i destinatari principali degli interventi di riqualificazione energetica su larga scala, ma sono anche quelli che si bloccano più facilmente davanti a procedure complesse e incerte.

Il ritorno della cessione del credito: la richiesta più attesa

È la parte del comunicato che interessa di più a chi deve ristrutturare. Marco Rossi, Presidente Anfit, lo dice senza giri di parole: per raggiungere risultati significativi, servono strumenti come la cessione del credito e lo sconto in fattura.

Con una precisazione importante: non si chiede il ritorno del 110%. Si chiede un sistema di incentivi sostenibile, accompagnato da controlli preventivi rigorosi, tracciabilità e verifica tecnica degli interventi. La lezione del Superbonus è stata recepita, almeno nelle dichiarazioni.

Oggi, come ricorda la nostra guida completa al bonus infissi 2026, la detrazione si recupera esclusivamente in 10 rate annuali nella dichiarazione dei redditi. Per chi ha poca capienza fiscale — pensionati, lavoratori part-time, famiglie con redditi bassi — questo significa non riuscire a recuperare nulla o quasi. La cessione del credito e lo sconto in fattura erano strumenti che rendevano gli incentivi accessibili anche a chi non ha un reddito imponibile elevato.

Senza strumenti di liquidità immediata, la riqualificazione energetica resta un privilegio per chi può aspettare 10 anni. E chi non può aspettare, non ristruttura.

Attenzione: Alla data di pubblicazione di questo articolo, cessione del credito e sconto in fattura non sono disponibili per la sostituzione degli infissi nella generalità dei casi. Quelle descritte nel comunicato FINCO sono richieste al legislatore, non misure già in vigore. Verifica sempre le condizioni attuali sul sito dell'Agenzia delle Entrate o dell'ENEA.

Cosa significa tutto questo per chi deve ristrutturare adesso

Nel breve periodo, poco cambia. Le regole attuali restano quelle che sono: detrazione in 10 anni, pratica ENEA obbligatoria, niente cessione del credito per i serramenti.

Nel medio periodo, però, il quadro si muoverà. Il recepimento della direttiva Case Green cambierà i requisiti minimi degli edifici, le soglie di trasmittanza termica richieste, probabilmente anche le procedure di certificazione energetica. Chi ristruttura nei prossimi due o tre anni si troverà a operare in un contesto normativo in evoluzione.

Un consiglio pratico: se stai pianificando la sostituzione degli infissi, non aspettare che il quadro normativo sia completamente definito. Le scadenze della direttiva — 2028 per il pubblico, 2030 per il privato — riguardano le nuove costruzioni, non il patrimonio esistente. Per chi ristruttura oggi, i bonus attuali sono operativi e le aliquote sono confermate fino al 31 dicembre 2026. nel Decreto Requisiti Minimi 2025 trovi già le soglie di trasmittanza che entreranno in vigore dal 3 giugno 2026

Consiglio: Se stai valutando la sostituzione degli infissi, scegli serramenti che rispettino già oggi i valori di trasmittanza più stringenti previsti dalla normativa. Non solo per accedere ai bonus attuali, ma perché le soglie minime richieste dalla direttiva Case Green nel recepimento italiano potrebbero essere più severe di quelle attuali. Investire in qualità oggi ti mette al riparo da sorprese normative domani.

Il mio parere

FINCO dice cose ragionevoli. Il problema è che le dice da anni, e il legislatore continua a non ascoltare. La cessione del credito è stata abolita per colpa del 110%, ma punire tutti gli strumenti di liquidità per l'errore di uno solo è una logica che non regge. Senza incentivi accessibili, la riqualificazione energetica di massa — quella che la direttiva Case Green richiede — è semplicemente impossibile. I condomini non si ristrutturano con le detrazioni in 10 anni. Non funziona così. Finché il governo non lo capisce, possiamo aspettarci comunicati stampa delle federazioni ogni sei mesi. E poco altro.

Domande Frequenti

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