Il quinto calo di fila: i dati ISTAT
A marzo 2026, ISTAT registra un nuovo calo nella produzione nelle costruzioni. L'indice destagionalizzato scende dello 0,7% rispetto a febbraio. È il quinto calo consecutivo. L'indice si trova ora al livello più basso da agosto 2025.
Il quadro trimestrale è ancora più netto. Nella media del primo trimestre 2026, la produzione nelle costruzioni segna -2,0% rispetto al trimestre precedente. Non è un rimbalzo statistico: è una tendenza che dura da mesi.
In sintesi
- Marzo 2026: produzione costruzioni -0,7% su base mensile (quinto calo consecutivo)
- Primo trimestre 2026: -2,0% rispetto al trimestre precedente
- Su base annua, l'indice corretto per il calendario segna -0,2%: crescita quasi azzerata
- Per chi compra infissi: meno cantieri aperti significa serramentisti con più disponibilità e margini di trattativa
Come leggere i numeri senza farsi ingannare
ISTAT pubblica due indici diversi, e confonderli porta a conclusioni sbagliate. L'indice grezzo a marzo 2026 segna +4,4% su base annua. Sembra una buona notizia. Non lo è.
Quel dato non tiene conto dei giorni lavorativi. A marzo 2026 ce n'erano 22, contro i 21 di marzo 2025. Un giorno in più gonfia automaticamente la produzione. L'indice corretto per gli effetti di calendario — quello che conta davvero — mostra invece una flessione dello 0,2% su base annua.
Nota: Quando leggi comunicati ISTAT sulle costruzioni, guarda sempre l'indice corretto per il calendario, non quello grezzo. La differenza tra i due può essere di diversi punti percentuali e dipende semplicemente da quanti giorni lavorativi aveva il mese.
Il quadro annuale del primo trimestre conferma la stagnazione: l'indice grezzo cresce dello 0,4%, quello corretto per il calendario dello 0,1%. Crescita nominale, quasi nulla nella sostanza.
Produzione costruzioni 2026: il contesto che manca nei comunicati
Cinque cali consecutivi non arrivano per caso. Il settore delle costruzioni ha vissuto anni di crescita artificiale, alimentata dal Superbonus e dai bonus edilizi a pioggia. Quella spinta si è esaurita. Come avevo già segnalato analizzando i dati di gennaio 2026, il trend negativo era già visibile tre mesi fa.
Il mercato edilizio italiano sta attraversando una fase di normalizzazione. Meno cantieri aperti, meno nuove costruzioni, meno ristrutturazioni incentivate. Come ha già documentato l'analisi sul calo delle ristrutturazioni nel 2025, il rallentamento non è un fenomeno isolato.
Cosa significa per chi deve cambiare gli infissi
Un settore in contrazione ha effetti diretti su chi compra serramenti. Meno cantieri in corso significa che i serramentisti hanno più capacità produttiva disponibile. I tempi di consegna si accorciano. La pressione sui prezzi si allenta.
Non è una garanzia di sconti automatici — i costi delle materie prime restano elevati, come documenta l'andamento dei prezzi dell'alluminio nel 2026. Ma il potere contrattuale di chi acquista infissi oggi è maggiore rispetto a due anni fa, quando i serramentisti avevano liste d'attesa di mesi.
Consiglio: Se stai raccogliendo preventivi per la sostituzione degli infissi, chiedi esplicitamente i tempi di consegna e la disponibilità del serramentista. In un mercato con meno lavoro, chi non tratta sui tempi e sul prezzo probabilmente non ha interesse a fidelizzarti come cliente.
Quando il mercato rallenta, chi compra ha più voce in capitolo. Usala.
Il mio parere
Cinque cali consecutivi sono un segnale chiaro, non un'anomalia statistica. Il post-Superbonus sta mordendo davvero, e chi pensava che il mercato edilizio avrebbe trovato un nuovo equilibrio rapidamente si sbagliava. La produzione nelle costruzioni è al minimo da agosto 2025 e il primo trimestre 2026 chiude in negativo del 2%.
Per il lettore privato, però, questo non è necessariamente una cattiva notizia. Un settore che lavora meno è un settore che ha più fame di commesse. Se stai rimandando la sostituzione degli infissi aspettando il momento giusto, quel momento potrebbe essere adesso — non perché i prezzi siano crollati, ma perché hai più leva di quanto pensi.