Bonus e detrazioni 24 agosto 2026 📖 4 min di lettura

Il Superbonus è costato troppo, dice la Corte dei Conti UE. Ma quanto ha reso all'economia?

La relazione speciale 20/2026 della Corte dei Conti europea boccia il Superbonus sul piano energetico: 10 euro per ogni kWh risparmiato. I numeri sono solidi, ma misurano una cosa sola.

Il Superbonus è costato troppo, dice la Corte dei Conti UE. Ma quanto ha reso all'economia?

La Corte dei Conti Europea ha bocciato il Superbonus italiano. Lo ha fatto con numeri precisi, in una relazione tecnica difficile da liquidare come propaganda: 10 euro spesi per ogni kWh di efficienza energetica guadagnato, contro stime iniziali molto più basse; un tetto di copertura al 110% dei costi che i revisori definiscono senza mezzi termini un uso inefficiente delle risorse europee; un costo complessivo salito a 132 miliardi di euro a fine marzo 2026, di cui il contributo del Recovery and Resilience Facility copre appena 13,95 miliardi. Sul piano energetico, insomma, il conto non torna. Ma è proprio qui che vale la pena fermarsi un momento, perché quel conto misura una cosa sola, e lascia fuori tutto il resto.

10 €
Per ogni kWh risparmiato
132 mld
Crediti maturati a marzo 2026
110%
Tetto di copertura dei costi

Cosa dice davvero la relazione

La relazione speciale n. 20/2026, pubblicata il 7 luglio scorso, confronta come quattro paesi (Belgio, Cipro, Italia e Lituania) hanno speso i fondi RRF per l'efficientamento energetico degli edifici residenziali. Il Superbonus italiano risulta la misura più costosa e meno efficiente tra le quattro. Il contributo RRF previsto coprirà solo la metà dell'obiettivo di superficie fissato inizialmente (18 milioni di metri quadrati contro i 36 previsti) e circa il 10,5% dei crediti fiscali complessivamente maturati.

Su 111 misure di ristrutturazione esaminate in tutta l'Unione Europea, solo tre avevano obiettivi legati al risparmio energetico effettivo invece che a semplici indicatori di realizzazione (numero di edifici, metri quadrati coinvolti), e il Superbonus è una di queste tre, con una soglia minima obbligatoria del 40% di risparmio energetico, la più stringente tra i quattro paesi. Anche qui, però, la Corte solleva un dubbio.

Attenzione: gli attestati di prestazione energetica usati per misurare quel risparmio non sono, a giudizio dei revisori, sufficientemente affidabili né comparabili.

La fotografia complessiva è quella di un sistema che ha premiato la velocità di realizzazione più della profondità dell'intervento, in tutti e quattro i paesi esaminati.

Fin qui, i fatti come li racconta la Corte: un lavoro serio, che ha misurato con rigore se i soldi del RRF hanno prodotto risparmio energetico proporzionato alla spesa. La risposta è no, e i numeri lo confermano senza margine di dubbio.

Il conto che il report non fa

Resta però una domanda che il report non si pone, perché non rientra nel suo mandato: quello stesso denaro, uscendo dal solo perimetro energetico, cosa ha restituito all'economia? Il Superbonus è nato nel 2020-2021, con l'Italia che usciva da una pandemia che aveva fermato cantieri, produzione e consumi per mesi.

Secondo la Banca d'Italia, nei primi nove mesi del 2022 gli investimenti nell'edilizia sono cresciuti del 40% rispetto allo stesso periodo del 2019, con occupazione nel settore in aumento del 18%: un balzo del comparto costruzioni e della filiera collegata che non si vedeva da anni, anche tenendo conto che, secondo le stime preliminari della stessa Banca d'Italia, circa metà di quegli investimenti si sarebbe forse realizzata comunque.

Un rapporto costi-benefici sull'energia risparmiata non è tenuto a raccontare anche questo.

Ma chi lavora nella filiera, dai serramenti alle porte blindate, sa che quella spinta l'ha vissuta sul campo, indipendentemente da quanto sia costato ogni kWh. cosa è rimasto degli incentivi infissi nel 2026 dopo la fine del Superbonus

In sintesi

  • La relazione speciale 20/2026 della Corte dei Conti europea giudica il Superbonus la misura più costosa e meno efficiente tra le quattro esaminate: circa 10 euro per ogni kWh risparmiato.
  • Il tetto di copertura al 110% dei costi è considerato dai revisori incompatibile con una sana gestione finanziaria.
  • I fondi europei del RRF coprono 13,95 miliardi sui 132 miliardi di crediti maturati a fine marzo 2026, circa il 10,5%.
  • L'Italia aveva però la soglia minima di risparmio energetico più alta tra i quattro paesi, il 40%, anche se la Corte dubita dell'affidabilità degli attestati usati per misurarlo.
  • Il perimetro dell'analisi è solo energetico: l'effetto della misura su investimenti e occupazione nell'edilizia resta fuori dal conto.

Fonti: Corte dei Conti Europea, Relazione speciale 20/2026, "Improving the energy-efficiency of private homes with the RRF: Broad financial support, but weaknesses in the foundations", pubblicata il 7 luglio 2026; Banca d'Italia (dati su investimenti, valore aggiunto e occupazione nell'edilizia, 2022).

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