Hai il termostato a 21°C, il riscaldamento funziona, eppure senti freddo. Oppure d'estate l'aria condizionata gira a pieno regime ma l'ambiente non è mai davvero confortevole. Non è un problema di impianti. È un problema di come hai costruito — o lasciato com'era — l'involucro edilizio intorno a te.
La norma UNI EN ISO 7730 si chiama "Ergonomia degli ambienti termici" e definisce esattamente come si misura il benessere termico in un ambiente chiuso. Non è una norma per tecnici di impianti: è una norma che riguarda chiunque viva o lavori in un edificio. E se conosci i suoi due indici principali — PMV e PPD — capisci perché cambiare gli infissi senza pensare alla ventilazione è come comprare una macchina sportiva e montarci pneumatici da bicicletta.
In sintesi
- Il benessere termico dipende da sei variabili: temperatura dell'aria, temperatura radiante, umidità, velocità dell'aria, abbigliamento e attività fisica. Gli impianti controllano solo alcune di queste.
- PMV e PPD sono gli indici della norma UNI EN ISO 7730: misurano rispettivamente la sensazione termica media e la percentuale di persone insoddisfatte. Un ambiente certificato punta a meno del 10% di insoddisfatti.
- Infissi con scarsa trasmittanza e ventilazione assente o mal progettata abbassano la temperatura radiante e alzano l'umidità relativa — due variabili che nessun termostato può correggere da solo.
Cosa misura davvero il comfort termico
La convinzione comune è che il comfort termico dipenda dalla temperatura dell'aria. Metti il termostato a 20°C e il problema è risolto. Peccato che il corpo umano non funzioni così.
La norma UNI EN ISO 7730 identifica sei variabili che determinano la sensazione termica di una persona in un ambiente chiuso. Quattro sono ambientali: temperatura dell'aria, temperatura media radiante, velocità dell'aria e umidità relativa. Due sono personali: il livello di attività fisica e l'isolamento termico dell'abbigliamento. Il termostato agisce solo sulla prima. Le altre cinque dipendono da come è fatto l'ambiente — e in particolare da come sono fatti i serramenti e il sistema di ventilazione.
La temperatura radiante è quella che senti quando ti avvicini a una finestra fredda d'inverno: l'aria è a 21°C, ma la superficie vetrata è a 8-10°C e il tuo corpo irradia calore verso di essa. Risultato: senti freddo anche con il riscaldamento acceso. Questo fenomeno — che spiega perché senti freddo in casa anche con il riscaldamento acceso — non si risolve alzando il termostato. Si risolve migliorando la qualità termica dell'involucro.
PMV e PPD: due numeri che valgono più di mille sensazioni
PMV sta per Predicted Mean Vote, voto medio previsto. È un indice che va da -3 (molto freddo) a +3 (molto caldo), con lo zero che rappresenta la neutralità termica — la condizione ideale. PPD sta per Predicted Percentage of Dissatisfied: la percentuale di persone che, in quelle condizioni ambientali, si dichiarerebbe insoddisfatta del comfort termico.
La relazione tra i due non è lineare. Anche con un PMV perfettamente a zero — neutralità assoluta — il PPD non scende sotto il 5%. Esiste sempre una quota irriducibile di persone insoddisfatte, perché le preferenze termiche individuali variano. La norma UNI EN ISO 7730 stabilisce che un ambiente di categoria A (il livello più alto) deve avere PMV compreso tra -0,2 e +0,2 e PPD inferiore al 6%. La categoria B accetta PMV tra -0,5 e +0,5 e PPD sotto il 10%. Questi sono i target per uffici, abitazioni, scuole.
Puoi spendere quanto vuoi in impianti. Se l'involucro disperde, il comfort certificato dalla norma non lo raggiungi mai.
Il punto è che PMV e PPD si calcolano combinando tutte e sei le variabili. Un impianto di riscaldamento efficientissimo che porta l'aria a 22°C non compensa una temperatura radiante bassa causata da finestre con vetrocamera obsoleto. Il calcolo lo dice chiaramente: il comfort non è una somma di componenti, è un sistema.
Il ruolo degli infissi nel comfort termico reale
Un infisso con trasmittanza termica Uw elevata — diciamo oltre 2,0 W/m²K, che è ancora comune in edifici non ristrutturati — genera superfici fredde in inverno e superfici calde in estate. Entrambe le condizioni peggiorano il PMV in modo misurabile, indipendentemente dalla temperatura dell'aria.

EZVIZ DP2 Videospioncino senza fili, Campanello integrato, Risoluzione 1080p, Rilevazione movimenti
€ 187,11
Il videospioncino EZVIZ DP2 non ha un legame diretto con il comfort termico trattato in questo articolo, ma se stai valutando una sostituzione degli infissi, è il momento giusto per pensare anche alla porta d'ingresso: questo dispositivo si installa al posto dello spioncino tradizionale e ti permette di vedere chi suona senza aprire, con risoluzione 1080p e rilevazione movimenti.
Vedi prezzo su Amazon →D'estate il problema si inverte: una superficie vetrata esposta al sole con fattore solare g elevato trasforma la finestra in un radiatore. L'aria condizionata lavora contro un carico termico che un buon serramento con trattamento selettivo avrebbe ridotto alla fonte.
Attenzione: Molti preventivi infissi riportano solo il valore Uw senza specificare il valore Ug del vetro e il fattore solare g. Sono dati diversi e tutti rilevanti per il comfort termico. Chiedi esplicitamente tutti e tre prima di firmare.
C'è poi la questione delle correnti d'aria localizzate, che la norma UNI EN ISO 7730 tratta come criterio di discomfort locale. Una finestra mal installata o con guarnizioni deteriorate genera moti d'aria fredda nelle zone basse dell'ambiente — esattamente dove si trovano le gambe di chi è seduto. Questo tipo di disagio è difficile da quantificare con un termometro ma è perfettamente misurabile con gli indici della norma. Il risultato? PPD alto anche in ambienti con temperatura media corretta.
Ventilazione e benessere termico: il legame che si ignora
La ventilazione non è solo qualità dell'aria. Incide direttamente su due delle sei variabili del comfort termico: umidità relativa e velocità dell'aria. Entrambe hanno un peso significativo nel calcolo del PMV.
Un ambiente con umidità relativa troppo alta — frequente in case con infissi vecchi che generano condensa e scarsa ventilazione — sposta il PMV verso il caldo in estate e amplifica la percezione di freddo umido in inverno. Non è una sensazione soggettiva: è fisica. L'aria satura di vapore acqueo riduce la capacità del corpo di disperdere calore per evaporazione, rendendo la stessa temperatura più sgradevole.
Come spiego nella guida completa sulla ventilazione per infissi, un sistema VMC ben progettato non serve solo a rinnovare l'aria: controlla l'umidità, riduce i picchi termici e mantiene la velocità dell'aria entro i valori che la norma considera accettabili. La norma UNI EN ISO 7730 indica come limite generale una velocità dell'aria percepita inferiore a 0,15-0,20 m/s nelle zone occupate per attività sedentarie — una soglia che un aeratore mal posizionato o una VMC sovradimensionata può facilmente superare, generando discomfort anche con temperatura e umidità corrette.
Consiglio: Se stai valutando una VMC puntuale o degli aeratori integrati negli infissi, chiedi al progettista di verificare la velocità dell'aria nelle zone occupate. Non basta sapere quanti m³/h rinnova il sistema: conta dove e come l'aria entra nell'ambiente.
Perché la norma aggiornata cambia le aspettative
La revisione della UNI EN ISO 7730 porta con sé una maggiore attenzione al discomfort termico locale — asimmetria radiante, gradienti verticali di temperatura, pavimenti troppo caldi o freddi. Sono condizioni che negli edifici mal isolati o con serramenti inadeguati sono la norma, non l'eccezione.
L'asimmetria radiante, per esempio, si misura come differenza di temperatura radiante tra due lati opposti di un punto nello spazio. Una parete vetrata fredda in inverno crea asimmetria: la norma fissa soglie precise oltre le quali il discomfort è considerato inaccettabile, indipendentemente dalla temperatura media dell'aria. Questo significa che un edificio con finestre obsolete può essere fuori specifica anche se il riscaldamento funziona perfettamente.
Per chi sta valutando una ristrutturazione, questo ha un'implicazione pratica precisa: il miglioramento degli infissi non è solo un intervento energetico. È un intervento di qualità ambientale. E la norma ora fornisce gli strumenti per dimostrarlo con numeri, non con sensazioni. il miglioramento degli infissi non è solo un intervento energetico, e il decreto requisiti minimi 2025 fissa nuove soglie per l'involucro edilizio
Se vuoi capire se le tue finestre attuali stanno contribuendo al problema, un termometro a infrarossi ti dà già un'indicazione utile sulla temperatura superficiale dei vetri un termometro a infrarossi ti dà già un'indicazione utile sulla temperatura superficiale dei vetri — un dato direttamente collegato alla temperatura radiante percepita in quell'area dell'ambiente.
La mia opinione
La UNI EN ISO 7730 non è una norma per ingegneri. È uno strumento che chiunque debba prendere decisioni sull'involucro edilizio dovrebbe conoscere almeno nei suoi principi. PMV e PPD non sono acronimi da manuale: sono il modo più onesto per misurare se un ambiente funziona davvero per chi ci vive.
Il mercato tende a vendere comfort in termini di consumi — classe energetica, kWh risparmiati, bolletta più bassa. Sono obiettivi legittimi. Ma il comfort termico certificato dalla norma è qualcosa di diverso e più complesso. Un edificio può essere efficiente dal punto di vista energetico e al tempo stesso scomodo da abitare, se l'involucro genera asimmetrie radianti, correnti localizzate o umidità non controllata. La norma dice esattamente questo, con i numeri. Vale la pena ascoltarla.