Il rapporto ISTAT pubblicato il 24 febbraio 2026 mette nero su bianco una serie di dati che smontano buona parte della narrazione sul Superbonus 110%. Mentre il dibattito pubblico continua a oscillare tra "spreco di soldi pubblici" e "occasione persa", i numeri raccontano una storia diversa: +2,1 miliardi di valore aggiunto nel settore dell'efficienza energetica degli edifici, consumi energetici in calo del 4,8% nel 2023, emissioni di gas climalteranti giù del 5,9%.
Non è retorica. Sono dati ufficiali dei Conti economici dell'ambiente, che misurano l'impatto reale degli incentivi edilizi sull'economia e sull'ambiente. Se sei tra quelli che hanno cambiato gli infissi o rifatto il cappotto grazie al Superbonus, ora sai quanto ha pesato davvero il tuo intervento — non solo sulla tua bolletta, ma sul sistema Paese.
In sintesi
- Nel 2023 il settore dell'efficienza energetica degli edifici ha registrato un incremento di valore aggiunto di 2,1 miliardi di euro, trainato dal Superbonus 110%
- I consumi energetici delle unità residenti sono calati del 4,8% nel 2023 e del 2,1% nel 2024, nonostante la crescita del PIL
- Le emissioni di gas climalteranti sono scese del 5,9% nel 2023 e del 2,8% nel 2024, con le famiglie che hanno ridotto consumi ed emissioni domestiche dell'8,2% e 11,7%
- Il gettito delle imposte ambientali è cresciuto del 19,6% nel 2023 e dell'11,2% nel 2024, principalmente per il ripristino delle accise sull'energia
I numeri che nessuno ti ha raccontato sul Superbonus
Il dato più significativo del rapporto ISTAT è questo: tra tutte le attività delle cosiddette "ecoindustrie" — il settore dei beni e servizi ambientali — quelle per il miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici hanno mostrato il più alto incremento di valore aggiunto in valore assoluto. Parliamo di 2,1 miliardi di euro in più rispetto al 2022.
L'ISTAT lo scrive senza giri di parole: questo incremento continua a beneficiare anche nel 2023 di elevati incentivi, "soprattutto misure fiscali note come Superbonus 110%". Tradotto: il Superbonus non ha solo fatto lavorare i serramentisti e le imprese edili. Ha generato valore economico misurabile in un settore strategico per la decarbonizzazione.
Il settore delle ecoindustrie nel complesso ha prodotto nel 2023 un valore di 214,7 miliardi di euro (+0,4% rispetto al 2022) e 80 miliardi di valore aggiunto (+2,2%). Ma è l'efficienza energetica degli edifici a trainare la crescita. Non le rinnovabili, non la gestione rifiuti, non il trattamento acque. Gli edifici.
Quando un incentivo genera 2,1 miliardi di valore aggiunto in un solo anno, non stai parlando di spreco. Stai parlando di politica industriale che ha funzionato.
Consumi ed emissioni: cosa dicono i dati reali
Il 2023 è stato l'anno in cui il PIL italiano è cresciuto dell'1%. Nello stesso anno, il consumo di energia è sceso del 4,8%, le emissioni di gas climalteranti del 5,9% e il consumo materiale interno del 5,4%. Nel 2024, con una crescita del PIL dello 0,7%, consumi ed emissioni hanno continuato a calare: -2,1% e -2,8% rispettivamente.
Gli economisti lo chiamano "disaccoppiamento": l'economia cresce, ma l'impatto ambientale diminuisce. Non è magia. È il risultato di interventi strutturali sull'efficienza energetica. E tra questi, la sostituzione di infissi obsoleti con serramenti ad alte prestazioni ha giocato un ruolo tutt'altro che marginale.
Le famiglie italiane hanno ridotto i consumi energetici negli usi domestici dell'8,2% e le emissioni dell'11,7%. Nel trasporto privato la riduzione è stata più contenuta (-0,7% consumi, -1,4% emissioni), ma il dato domestico è netto. Se hai letto la nostra guida ai bonus infissi 2026, sai che buona parte di questi interventi sono stati fatti proprio grazie agli incentivi fiscali.
Nota: La flessione dei consumi energetici nel 2023 è stata favorita anche da un clima particolarmente mite, che ha ridotto il ricorso al riscaldamento. Ma il dato strutturale resta: l'incremento dell'efficienza energetica del settore civile ha contribuito in modo significativo alla riduzione complessiva.
Il paradosso delle imposte ambientali
Ecco un dato che sembra contraddittorio: nel 2023 il gettito delle imposte ambientali è cresciuto del 19,6%, arrivando a 54,4 miliardi di euro. Nel 2024 l'aumento è stato dell'11,2%, portando il totale a 60,6 miliardi. Eppure i consumi energetici sono calati.
La spiegazione è semplice. Nel 2022 il governo aveva introdotto misure di contenimento dei costi dell'energia — taglio delle accise sugli oli minerali e riduzione degli oneri generali del sistema elettrico. Nel 2023 queste misure sono state abolite. Il gettito fiscale è tornato ai livelli pre-crisi, anche se i consumi sono diminuiti.
Le imposte sull'energia rappresentano il 78% della fiscalità ambientale totale, con un gettito di 42,4 miliardi nel 2023. Nel 2024 l'incremento più significativo è arrivato dalle imposte sull'energia elettrica (comprensive degli oneri del sistema elettrico), cresciute di 4,7 miliardi.
Questo conferma una cosa: l'efficienza energetica non è solo una questione ambientale, è anche economica. Meno consumi, meno spesa per le famiglie. Ma più gettito fiscale per lo Stato, perché le aliquote sono tornate ai livelli normali. Un equilibrio che regge finché i consumi continuano a calare grazie agli interventi strutturali.
Cosa è successo nel 2024: il rallentamento era prevedibile
Le stime provvisorie per il 2024 mostrano un quadro diverso. Il consumo di energia delle attività produttive è sceso del 4,1%, ma quello delle famiglie è aumentato del 2,2%. I consumi domestici sono cresciuti dell'1,1%, quelli per il trasporto privato del 3,7%. Le emissioni di gas climalteranti delle famiglie sono aumentate del 2,2%.
Nessuna sorpresa. Il 2024 è stato l'anno in cui il Superbonus 110% è stato di fatto smantellato. Le aliquote sono scese, i requisiti si sono complicati, lo sconto in fattura e la cessione del credito sono stati aboliti. Meno interventi, meno efficienza, più consumi.
Non è un'opinione. È quello che succede quando togli gli incentivi prima che il mercato si sia stabilizzato. Le famiglie che avevano programmato interventi nel 2023 li hanno completati. Quelle che avrebbero dovuto farli nel 2024 hanno rinunciato o rimandato. E i consumi sono tornati a salire.
Attenzione: Il dato 2024 sulle famiglie (+2,2% consumi ed emissioni) è provvisorio, ma conferma una tendenza: senza incentivi strutturali, l'efficienza energetica rallenta. E con essa rallenta anche la decarbonizzazione del settore civile.
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