Infissi 14 giugno 2026 📖 7 min di lettura

CAM edifici storici infissi: cosa puoi installare (e cosa ti blocca)

Chi ristruttura un edificio storico pensa subito al vincolo estetico. Ma i CAM 2026 impongono criteri ambientali che possono escludere i materiali tradizionali. Ecco come orientarsi tra infissi, patrimonio vincolato e bonus.

CAM edifici storici infissi: cosa puoi installare (e cosa ti blocca)

Il vincolo che non ti aspetti

Quando si parla di edifici storici, la testa va subito alla Soprintendenza. Al colore del telaio, al profilo, alla suddivisione delle specchiature. Giusto. Ma c'è un secondo livello di vincolo che quasi nessuno considera in anticipo: i Criteri Ambientali Minimi per l'edilizia, i CAM, che nei lavori pubblici sono cogenti per legge e nei bonus privati condizionano sempre di più l'ammissibilità delle spese.

Il punto di attrito è preciso: i CAM chiedono materiali con requisiti ambientali documentati — contenuto riciclato, assenza di sostanze pericolose, fine vita gestito. Il patrimonio storico vincolato chiede spesso materiali tradizionali, lavorazioni artigianali, profili che replicano l'esistente. Questi due mondi non sempre coincidono. E quando non coincidono, sei tu a pagare il conto.

In sintesi

  • I CAM 2026 si applicano anche agli edifici storici negli appalti pubblici: non esiste una deroga automatica per il patrimonio vincolato.
  • Il conflitto più comune è tra materiali tradizionali richiesti dalla Soprintendenza e requisiti di contenuto riciclato o certificazione ambientale imposti dai CAM.
  • Nei bonus privati (Ecobonus, detrazione 50%) i CAM non sono obbligatori, ma alcune stazioni appaltanti e banche li usano come criterio di valutazione.

Cosa dicono i CAM 2026 sugli infissi

Il decreto ministeriale che aggiorna i CAM edilizia 2026 prevede per i serramenti requisiti che riguardano tre aree principali: la trasmittanza termica del sistema finestra (Uw), il contenuto di materiale riciclato o riciclabile nel telaio, e la documentazione sul ciclo di vita del prodotto.

Per i telai in PVC, i CAM richiedono una percentuale minima di materiale riciclato post-consumo. Per quelli in alluminio, chiedono che l'alluminio provenga in quota parte da riciclo. Per il legno, che sia certificato FSC o PEFC. Fin qui, tutto gestibile con i prodotti di mercato standard.

Il problema emerge quando la Soprintendenza impone il legno verniciato con tinte a olio tradizionali, o profili in ferro forgiato, o vetri soffiati artigianali. Quei prodotti non hanno una EPD (Environmental Product Declaration) certificata. Non hanno schede tecniche con il contenuto riciclato dichiarato. Non passano il vaglio documentale dei CAM. vale la pena capire come funziona il GWP sui serramenti, perché diventerà presto obbligatorio come la trasmittanza

Attenzione: Negli appalti pubblici, la mancata conformità ai CAM non è una irregolarità sanabile a posteriori. L'offerta viene esclusa, oppure — se il vizio emerge in corso d'opera — il collaudo può essere sospeso. Non è un rischio teorico: è già successo su gare per il restauro di edifici comunali.

Il nodo del patrimonio vincolato: dove si crea il conflitto

Gli edifici storici vincolati ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 42/2004) seguono un iter autorizzativo separato. La Soprintendenza si esprime sul progetto e può imporre prescrizioni vincolanti sui materiali. Quelle prescrizioni non sono negoziabili.

Ora immagina un Comune che bandisce una gara per la sostituzione degli infissi di un palazzo storico di proprietà pubblica. Il capitolato recepisce i CAM (obbligatorio per legge negli appalti pubblici sopra soglia). La Soprintendenza prescrive telai in legno massello di castagno con finitura a cera naturale, come da tradizione locale. Quel prodotto non ha EPD. Non ha dichiarazione di contenuto riciclato. Non supera il requisito CAM.

Chi scrive il capitolato si trova davanti a un bivio: ignorare i CAM (illegale), ignorare la Soprintendenza (impossibile), oppure trovare una via d'uscita tecnica. La via d'uscita esiste, ma richiede di saperla costruire prima della gara, non dopo.

Come si esce dal conflitto: le soluzioni che funzionano

La prima strada è la clausola di equivalenza ambientale. I CAM non impongono un prodotto specifico: impongono un risultato ambientale. Se riesci a dimostrare che il materiale tradizionale prescritto dalla Soprintendenza raggiunge prestazioni equivalenti — anche attraverso una LCA (Life Cycle Assessment) commissionata ad hoc — puoi sostenere la conformità. È costoso, richiede tempo, ma è percorribile.

La seconda strada è la deroga motivata nel capitolato. I CAM prevedono la possibilità di derogare a singoli criteri quando esistono vincoli normativi sovraordinati. Il vincolo della Soprintendenza è esattamente questo. La deroga va documentata, motivata e inserita nel capitolato prima della gara. Non è una scappatoia: è una previsione esplicita del sistema.

La terza strada — la più pratica nei casi meno complessi — è scegliere un prodotto che soddisfi entrambi i requisiti. Esistono oggi serramentisti specializzati in restauro che producono infissi in legno certificato FSC con EPD disponibile, con profili che replicano quelli storici. Non sono economici. Ma esistono.

Consiglio: Se stai scrivendo un capitolato per un edificio vincolato, inserisci sempre la clausola di equivalenza ambientale e la motivazione della deroga CAM prima della pubblicazione della gara. Farlo dopo l'aggiudicazione è molto più complicato e ti espone a ricorsi.

E per i privati? Bonus e CAM sugli edifici storici

Chi ristruttura un appartamento in un palazzo storico con fondi propri o con le detrazioni fiscali ha una situazione diversa. I CAM non sono obbligatori per i lavori privati. L'Ecobonus e la detrazione al 50% non richiedono la conformità CAM come condizione di accesso.

Però attenzione: alcune regioni e alcuni bandi di finanziamento pubblico — anche destinati ai privati — stanno iniziando a includere i CAM come criterio preferenziale o addirittura vincolante. Il portale ENEA per l'Ecobonus non chiede ancora la conformità CAM, ma la direzione è quella.

Per chi usa la detrazione al 50% su un edificio vincolato, il vero problema non sono i CAM ma i requisiti minimi di trasmittanza. Come spiego nell'articolo dedicato ai serramenti in edifici vincolati, la Soprintendenza può imporre soluzioni che tecnicamente non raggiungono i valori Uw richiesti dalla normativa. In quel caso, l'Agenzia delle Entrate prevede una deroga specifica per gli immobili soggetti a vincolo, a condizione che la non conformità sia documentata con il parere della Soprintendenza stessa.

Il vincolo storico non ti esime dai CAM, ma ti dà gli strumenti per gestirli. La differenza è saperlo prima.

La tabella che ti chiarisce le idee

Scenario CAM obbligatori? Deroga possibile? Cosa fare
Appalto pubblico su edificio vincolato Sì, per legge Sì, con motivazione Soprintendenza Inserire clausola deroga nel capitolato
Appalto pubblico su edificio non vincolato Sì, per legge No (salvo casi eccezionali) Scegliere prodotti con EPD e certificazioni
Privato con Ecobonus su edificio vincolato No N/A Documentare deroga trasmittanza con parere Soprintendenza
Privato con detrazione 50% su edificio vincolato No N/A Verificare requisiti minimi con tecnico abilitato

Il materiale che fa più discutere: il ferro

Gli infissi in ferro battuto o in acciaio verniciato sono la prescrizione più frequente della Soprintendenza per i palazzi storici del centro Italia. Sono anche quelli che creano più problemi con i CAM.

L'acciaio ha una trasmittanza termica del telaio molto alta — il metallo conduce il calore molto più del legno o del PVC. Un serramento in ferro, anche con vetrocamera performante, difficilmente raggiunge i valori Uw richiesti. Sul fronte CAM, i profili in acciaio per restauro raramente hanno EPD o dichiarazioni di contenuto riciclato certificate.

La soluzione tecnica esiste: profilati in acciaio con taglio termico, sviluppati specificamente per il restauro, che mantengono l'estetica del ferro ma abbattono la trasmittanza. Alcuni produttori europei li hanno sviluppati proprio per questo mercato. Non sono diffusissimi in Italia, ma si trovano. Vale la pena cercarli prima di arrivare al conflitto tra capitolato e prescrizione.

Per capire come si gestisce il titolo abilitativo quando si interviene su questi edifici, l'articolo sull'autorizzazione paesaggistica semplificata chiarisce quando il DPR 31/2017 copre la sostituzione degli infissi e quando invece serve il procedimento ordinario.

La mia opinione

Il problema dei CAM sugli edifici storici non è tecnico. È di governance. Chi scrive il capitolato non sempre conosce le prescrizioni della Soprintendenza. Chi segue il restauro non sempre conosce i CAM. Il risultato è che ci si trova a metà gara con un conflitto normativo che andava risolto prima.

Se lavori su patrimonio pubblico vincolato, la cosa più utile che puoi fare è portare al tavolo di progettazione qualcuno che conosca entrambi i mondi — i CAM e il restauro — prima che il capitolato venga pubblicato. Dopo è tardi. E il costo di un ricorso, o di una gara deserta, è sempre più alto di quello di una consulenza preventiva.

Domande Frequenti

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